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Metriche SEO: quali monitorare e perché

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Quando si parla di SEO la prima immagine che viene in mente è quella di un sito che “sale su Google”. Ma non c’è pagina che sale (o che scende!) senza uno sguardo alle metriche SEO, uno strumento essenziale per capire se la tua strategia di posizionamento sui motori di ricerca sta davvero funzionando e misurare in maniera oggettiva i risultati.

Per fare la differenza nella SERP, oggi più che mai occorre interpretare i dati. Ogni click, ogni visualizzazione, ogni secondo trascorso su una pagina dice qualcosa sul comportamento degli utenti e sull’efficacia del nostro sito, e le metriche SEO servono proprio a trasformare le impressioni in informazioni misurabili e monitorabili nel tempo.

In questa guida scopriremo quali sono le metriche SEO più importanti, come leggerle correttamente e come usarle per migliorare la visibilità e le prestazioni del tuo sito. Perché dietro ogni numero c’è sempre una storia, e leggere correttamente quelle storie è ciò che distingue una strategia efficace da una che non porta risultati.

Che cos’è la SEO e perché serve misurarla

La SEO (acronimo di Search Engine Optimization) è l’insieme delle tecniche e delle strategie che servono a migliorare la visibilità di un sito web nei motori di ricerca. Significa in altre parole ottimizzare le pagine del proprio sito affinché vengano comprese, valutate e mostrate da Google nel momento in cui un utente cerca informazioni, prodotti o servizi correlati.

Contrariamente a quanto molti pensano la SEO non è un insieme di trucchi per “piacere” a Google, ma un lavoro continuo di miglioramento della qualità del tuo sito. Comprende aspetti molto diversi tra loro: la struttura tecnica, la qualità dei contenuti, l’esperienza utente, la reputazione online e la capacità di ottenere link da fonti autorevoli. Ogni elemento contribuisce a far capire ai motori di ricerca che il tuo sito merita di essere mostrato tra i primi risultati perché è curato e offre ottimi contenuti e user experience.

Seo Sito Web

Un dato interessante di ImForza ci riporta che il 75% degli utenti si ferma alla prima pagina dei risultati di ricerca. Un numero che mostra chiaramente quanto la SEO sia preziosa – anzi, cruciale! – per generare traffico sul sito. Ecco perché strumenti come Google Analytics, Google Search Console, Ahrefs o SEMrush diventano alleati preziosi con cui osservare da vicino ogni aspetto del comportamento degli utenti e del rendimento delle pagine.

Ciò che fa la differenza però non è soltanto raccogliere i dati quanto, soprattutto, saperli interpretare. Misurare la SEO significa trasformare le informazioni grezze in decisioni consapevoli: capire cosa funziona, cosa va corretto e dove investire tempo ed energie. È da questa consapevolezza che nasce la necessità di conoscere e saper leggere le metriche SEO, i numeri che raccontano in modo oggettivo lo stato di salute e il potenziale di crescita di un sito.

Cosa sono le metriche SEO

Le metriche SEO sono i dati che ci permettono di capire come un sito web si comporta nei risultati dei motori di ricerca e come gli utenti interagiscono con esso. Rappresentano quindi una sorta di bussola per ogni strategia di ottimizzazione: senza metriche SEO come possiamo sapere se stiamo andando nella direzione giusta?

Ogni attività SEO produce effetti misurabili, e le metriche ci consentono di tradurre questi effetti in numeri: quante persone hanno visto il nostro sito nei risultati di ricerca, quante ci hanno cliccato, quanto tempo hanno trascorso sulle pagine, se hanno compiuto azioni di valore come un acquisto o una richiesta di contatto.

Metriche Seo Cosa Sono

Grazie alle metriche SEO potrai prendere decisioni basate su dati reali, non su sensazioni. Ad esempio, se una pagina riceve molte impressioni ma pochi click, il problema potrebbe essere nel titolo o nella meta description che non riescono ad attirare l’attenzione in SERP.

Le metriche ti aiutano anche a individuare le priorità del tuo progetto digitale. La SEO coinvolge molte attività e non è sempre possibile lavorare su tutto contemporaneamente. Monitorare le metriche SEO consente di capire dove intervenire prima: sulle pagine con alto potenziale ma CTR basso, sui contenuti che generano traffico ma non conversioni, o sulle pagine lente che penalizzano la user experience.

Infine, analizzare le metriche SEO in modo regolare permette di valutare l’evoluzione nel tempo. Un singolo valore, preso isolatamente, può dire poco; la vera informazione emerge dal confronto mese dopo mese: quali pagine migliorano, quali perdono traffico, e in che misura le modifiche apportate stanno incidendo sui risultati complessivi del sito.

Metriche SEO essenziali da monitorare

In questa sezione vedremo le più importanti metriche SEO da monitorare, spiegando in modo chiaro cosa misurano, perché sono importanti e come interpretarle correttamente.

Prima di iniziare, una piccola ma preziosa raccomandazione: non considerarle mai come singoli valori isolati, quanto piuttosto come elementi interconnessi fra loro di un unico grande ecosistema: ad esempio un miglioramento nei tempi di caricamento di una pagina può migliorare il tempo di permanenza, fattore che a sua volta può incidere positivamente sul posizionamento.

Posizionamento (ranking)

Il posizionamento in ottica SEO indica la posizione media che una pagina web occupa nei risultati dei motori di ricerca rispetto a una determinata parola chiave. È una delle metriche SEO più immediate da comprendere e spesso la prima a cui si pensa quando si parla di SEO.

Posizionamento Singola Keyword

Nella schermata qui sopra (raggiungibile tramite Search Console nella sezione “Risultati di ricerca“) vediamo il posizionamento di un sito web (linea arancione) rispetto a una parola chiave specifica nell’arco di tre mesi.

L’errore più frequente è quello di confondere il miglioramento di posizionamento rispetto a una singola keyword come segnale di crescita complessiva di tutto il sito. I motori di ricerca, infatti, valutano ogni pagina in base all’intento di ricerca dell’utente, alla pertinenza dei contenuti e a vari fattori di ranking.

Nella medesima schermata di Google Search Console puoi scoprire anche la posizione media di tutte le query per cui il sito appare nei risultati di ricerca, permettendoti così di identificare quali termini portano più visibilità e quali necessitano di miglioramento.

Dettaglio Ranking Singole Query

Il ranking, da solo, non basta a misurare il successo SEO, ma resta un ottimo punto di partenza per valutare l’impatto di ottimizzazioni recenti o aggiornamenti algoritmici. Un improvviso calo di posizioni può segnalare un problema tecnico, un contenuto obsoleto o un aumento della concorrenza su una specifica keyword.

Impressioni (impression)

Le impressioni rappresentano il numero di volte in cui una pagina del tuo sito appare nei risultati di ricerca di Google, indipendentemente dal fatto che l’utente ci clicchi o meno. In altre parole, ogni volta che un risultato del tuo sito viene visualizzato da un utente in SERP, Google conta un’impressione.

Si tratta di una metrica spesso sottovalutata ma molto utile per capire il livello di visibilità potenziale del tuo sito:

  • se le impressioni sono alte significa che le pagine vengono mostrate di frequente anche se non sempre ottengono click;
  • se invece sono basse, può voler dire che le parole chiave scelte non sono abbastanza competitive o che le pagine non sono considerate sufficientemente pertinenti dai motori di ricerca.

L’andamento delle impressioni aiuta anche a valutare l’impatto delle attività della SEO on-page e off-page nel tempo. Dopo l’ottimizzazione dei contenuti o l’inserimento di nuove keyword, un aumento graduale delle impressioni può essere il primo segnale positivo: significa che Google sta riconoscendo maggiore rilevanza alle tue pagine e le sta mostrando più spesso agli utenti.

Metrica Impression

Un calo improvviso, invece, può indicare anche un problema di indicizzazione o una penalizzazione algoritmica, e va sempre indagato. Per questo motivo, le impressioni non devono mai essere considerate da sole, ma in relazione con altre metriche SEO come il CTR (Click Through Rate) e il posizionamento medio.

Ad esempio: se le impressioni aumentano ma il CTR diminuisce significa che le tue pagine compaiono più spesso nei risultati, ma non riescono ad attirare abbastanza click e quindi generare visite verso il sito. In questo caso il problema potrebbe essere nel titolo, nella meta description o nella concorrenza diretta in SERP.

La metrica delle impressioni si trova direttamente nella Google Search Console, nella sezione “Rendimento”. Qui puoi visualizzare quante volte le tue pagine sono apparse nei risultati di ricerca e per quali query, filtrando per periodo, pagina o dispositivo.

Monitora l’andamento delle impressioni per capire se la visibilità complessiva del sito sta migliorando. Un incremento costante è un buon segnale, anche se non sempre si traduce subito in più traffico. Le impressioni sono, in un certo senso, il “termometro” della salute SEO: indicano se Google sta premiando la tua presenza e se i tuoi contenuti stanno guadagnando terreno nei risultati di ricerca.

CTR (Click Through Rate)

Se le impressioni ci dicono quante volte una pagina appare nei risultati di ricerca, i click ci indicano quante volte gli utenti hanno effettivamente scelto di visitarla. Il CTR, o Click Through Rate, rappresenta il legame tra queste due metriche SEO: è la percentuale di click rispetto alle impressioni.

La formula è semplice: CTR = (click / impressioni) × 100. Quindi se una pagina ottiene 1000 impressioni e 50 click, il suo CTR sarà del 5%.

Il CTR è una delle metriche SEO più importanti perché misura quanto i tuoi risultati in SERP sono attraenti per gli utenti. Non dipende solo dalla posizione, ma anche da fattori come:

  • qualità e pertinenza del titolo (title tag);
  • chiarezza della meta description;
  • la presenza di rich snippet (recensioni, prezzi, FAQ, immagini);
  • il marchio o la riconoscibilità del dominio.

Un CTR alto indica che il tuo risultato riesce a distinguersi in mezzo ai competitor e convince gli utenti a cliccare. Un CTR basso, invece, può segnalare che il titolo non è abbastanza persuasivo, che la pagina non risponde perfettamente all’intento di ricerca, o che è stata superata da contenuti più aggiornati.

Nell’esempio a seguire ti riportiamo il caso di un ecommerce con parecchi problemi tecnici e poco aggiornato negli anni, che presenta infatti un CTR molto basso e un ranking generale altrettanto scarso.

Esempio Di Ctr Basso

Il CTR va infatti sempre interpretato in relazione alla posizione media della pagina. In genere, più una pagina è vicina alla prima posizione, più il CTR tende ad aumentare.

Le pagine che hanno molte impressioni ma un CTR basso sono le opportunità più immediate per ottenere più traffico senza creare nuovi contenuti, ma provando a intervenire su:

  • Title tag: rendilo più specifico, chiaro e orientato al beneficio per l’utente;
  • Meta description: usa un linguaggio naturale, includi una call to action (“Scopri di più”, “Leggi la guida completa”) e inserisci la keyword principale;
  • Rich snippet: aggiungi dati strutturati (schema.org) per far comparire elementi visivi in SERP, come valutazioni, immagini o FAQ.

Un piccolo miglioramento del CTR può produrre risultati significativi, perché a parità di impressioni raddoppiare la percentuale di click significa raddoppiare anche il traffico organico.

Traffico organico

Il traffico organico rappresenta il numero di visite che un sito riceve dai risultati non a pagamento dei motori di ricerca. È tra le metriche SEO che più di tutte misurano l’efficacia complessiva di una strategia SEO, perché indica quante persone arrivano al tuo sito grazie al suo posizionamento naturale su Google.

A differenza del traffico proveniente da altre fonti (advertising, social, email marketing), quello organico dipende solo dalla qualità e pertinenza dei contenuti e dall’autorevolezza del sito. È una forma di traffico “gratuita” in termini di costo per click, ma che richiede un investimento costante in tempo e strategia.

Un aumento del traffico organico è un segnale positivo, ma non fermarti al solo valore numerico. È importante distinguere tra:

  • traffico brand: proveniente da ricerche che includono il nome del marchio o del sito (es. “SupportHost hosting”), dato che misura il lavoro fatto in termini di notorietà e fidelizzazione;
  • traffico non brand: proveniente da keyword generiche (es. “hosting WordPress veloce”, “come installare WordPress”), indica la capacità del sito di intercettare nuovi utenti attraverso i propri contenuti.

Un buon equilibrio tra i due tipi di traffico è fondamentale: concentrarsi solo sulle keyword legate al brand limita la crescita, ma trascurarle del tutto significa rinunciare a utenti già predisposti alla conversione e non misurare il livello di notorietà e fedeltà dei tuoi utenti.

Nell’esempio a seguire vediamo l’andamento (tramite Google Analytics) del traffico organico di un sito dalla messa online ad oggi, un grafico che racconta già a un primo sguardo superficiale la crescita nel tempo. Ma andiamo oltre.

Traffico Organico

Analizzando lo stesso sito tramite Search Console, possiamo confrontare come impressioni e click rispetto alla keyword brand (e cioè il nome stesso del sito) siano cresciuti di pari passo nel tempo, a dimostrazione di un buon lavoro di costruzione di una reputazione digitale sviluppato nei mesi.

Metrica Seo Traffico Organico

Tramite Search Console, nella sezione “Search Results”, puoi anche analizzare il traffico organico inserendo vari filtri, fra cui proprio le query.

Analisi Traffico Organico Query

In questo modo potrai ad esempio escludere le keyword brand, oppure misurare in maniera specifica l’impatto in termini di visite in entrata di alcune parole chiave rispetto al traffico generale. Per farlo devi solo cliccare su “Add filter” (1) e poi selezionare il filtro di tuo interesse abbinato alla query da includere o escludere (2).

Traffico Con Filtro Query

Come abbiamo appena visto puoi misurare il traffico organico del tuo sito tramite Google Analytics 4 (GA4). Basta accedere alla sezione “Acquisizione” (1), poi cliccare su “Acquisizione traffico” (2) e filtrare per canale di provenienza “Organic Search” (3). In questo modo potrai misurare il numero di visite al tuo sito generate dalle sole ricerche online.

Ga4 Monitoraggio Traffico Organico

Monitora il traffico organico nel tempo, confrontando i dati mensili o trimestrali e osservando l’andamento in termini di traffico su Analytics e di impressioni e click su Seach Console. Un trend positivo nel numero di visite ti indicherà che la strategia SEO sta portando risultati; un calo, invece, richiederà un’analisi SEO più approfondita delle pagine, delle query e delle modifiche recenti.

Non limitarti mai a valutare solo la quantità di visite al sito, ma guarda anche la qualità: un aumento di visite è positivo solo se gli utenti restano sul sito, interagiscono e compiono un’azione di valore. Per approfondire l’argomento ti consigliamo una lettura del nostro articolo su come analizzare al meglio il traffico del tuo sito.

Core Web Vitals

I Core Web Vitals sono un insieme di metriche SEO introdotte da Google per misurare la qualità dell’esperienza utente su una pagina web. A differenza di altri indicatori, queste metriche valutano l’esperienza che un visitatore percepisce durante la navigazione: la velocità di caricamento di una pagina, quanto è reattiva e quanto è stabile mentre si apre.

Google considera questi parametri parte integrante dei fattori di ranking, perché l’esperienza utente è ormai un elemento chiave della SEO. I Core Web Vitals si compongono di tre metriche SEO principali:

  • Largest Contentful Paint (LCP): misura quanto tempo impiega il contenuto principale della pagina a caricarsi. Un buon valore dovrebbe essere inferiore ai 2,5 secondi.
  • First Input Delay (FID): calcola il tempo di risposta tra la prima interazione dell’utente (ad esempio, un click o uno scroll) e la reazione della pagina, tempo che idealmente deve stare sotto i 100 millisecondi. Dal 2024 e in GA4 è stato sostituito dall’Interaction to Next Paint (INP), che fornisce una misura più precisa della reattività complessiva (e non solo rispetto alla prima interazione).
  • Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva della pagina, ossia quanto gli elementi si spostano durante il caricamento. Un valore basso (inferiore a 0,1) indica una buona esperienza visiva.

Ognuna di queste metriche SEO ha un impatto diretto anche sul comportamento degli utenti: una pagina che si apre lentamente, per esempio, rischia di aumentare le probabilità di abbandono del sito o diminuire il senso di fiducia e apprezzamento.

Anche per analizzare i Core Web Vitals puoi affidarti a Google Search Console, nella sezione omonima. Qui sotto lo screenshot dello stato generale di salute del nostro sito web che, come vedi, è in ottima forma!

Core Web Vitals Metriche Seo

Migliorare i Core Web Vitals significa lavorare su diversi aspetti: ottimizzare le immagini (usando formati moderni come AVIF o WebP), ridurre i tempi di risposta del server, attivare la cache, utilizzare un servizio di hosting performante e limitare gli script esterni non indispensabili.

Un altro strumento gratuito molto utile per misurare questi valori è GTmetrix, che in pochi secondi analizza il tuo sito e ti restituisce uno schema visivo sintetico dei risultati con, a seguire, il dettaglio di eventuali criticità da ottimizzare.

Gtmetrix Core Web Vitals

I risultati non si vedono sempre immediatamente, ma nel medio periodo un miglioramento dei Core Web Vitals può influire positivamente sul posizionamento, sul tasso di conversione e sull’esperienza complessiva del sito.

Crawlability ed errori di scansione

Questa metrica SEO indica la capacità dei motori di ricerca, in particolare di Google, di accedere e analizzare le pagine di un sito. Se un contenuto non può essere “scansionato”, non verrà indicizzato e quindi non potrà mai comparire nei risultati di ricerca, indipendentemente dalla sua qualità.

Ogni sito web viene esplorato dai cosiddetti crawler, software automatizzati che leggono il codice HTML delle pagine e seguono i link per scoprirne di nuove. Quando il crawler incontra errori, pagine bloccate o risposte server errate, interrompe il processo di scansione e riduce la quantità di contenuti che può analizzare in un determinato periodo, danneggiandone l’indicizzazione SEO.

Gli errori di scansione possono avere origini diverse. Alcuni sono tecnici, come le pagine che restituiscono errore 404 (non trovata) o errore 500 (errore del server); altri dipendono da configurazioni sbagliate del file robots.txt o una sitemap incompleta.

Google assegna a ogni sito un crawl budget, cioè un limite al numero di pagine che il crawler esplora in un determinato periodo. Siti con molti errori, contenuti duplicati o strutture troppo complesse rischiano di sprecare parte di questo budget, riducendo la frequenza con cui le pagine importanti vengono aggiornate nell’indice.

Monitorare la crawlability è quindi una delle attività tecniche fondamentali della SEO, e lo strumento principale per farlo anche in questo caso è Google Search Console, nella sezione “Pagine” sotto la voce “Indicizzazione”.

Metriche Seo Pagine Indicizzate

Qui si possono visualizzare:

  • il numero totale di pagine indicizzate;
  • quelle escluse o bloccate;
  • gli eventuali errori riscontrati durante la scansione.

Una pagina segnalata come “esclusa” non è necessariamente un problema: Google può decidere di non indicizzarla se la ritiene duplicata o poco rilevante. Tuttavia, quando intere sezioni del sito non vengono più scansionate o indicizzate, è il segnale che qualcosa non va.

Per mantenere una buona crawlability è buona norma aggiornare regolarmente la sitemap XML e inviarla alla Search Console, e correggere o reindirizzare le pagine che riportano errori gravi, come il 404.

I backlink sono i collegamenti che altri siti web inseriscono verso il tuo e che, al pari dei link interni, diffondono “link juice” ai tuoi contenuti. Dal punto di vista dei motori di ricerca, rappresentano una sorta di “voto di fiducia”: più siti autorevoli puntano verso una pagina, più quest’ultima viene percepita come affidabile e rilevante.

Non tutti i link, però, hanno lo stesso valore. Un singolo backlink proveniente da un sito autorevole e coerente con il tuo tema vale molto di più di decine di link ottenuti da siti generici o di bassa qualità. Uno strumento come il Backlink Checker di Ahrefs permette di analizzare in maniera rapida e gratuita la qualità di un profilo.

Backlink Profile Ahrefs

Oltre alla quantità è quindi molto importante monitorare anche la qualità dei backlink, osservando parametri come:

  • la pertinenza tematica del sito che linka;
  • l’autorevolezza del dominio di provenienza (detto anche dominio referral);
  • la posizione del link nella pagina (un link nel corpo del testo vale più di uno nel footer);
  • la tipologia di link (follow o nofollow).

Il monitoraggio costante dei backlink consente di individuare nuove opportunità di crescita in termini di link building e, allo stesso tempo, difendersi da eventuali link tossici o spam, rendendo necessario l’uso dello strumento Disavow Tool.

Google Search Console nella sezione “Link” (1) offre un riepilogo di base dei link interni ed esterni, utile per tenere sotto controllo la situazione e individuare eventuali backlink pericolosi.

Search Console Backlink

Un profilo di backlink equilibrato e in crescita costante contribuisce ad aumentare la domain authority e, di conseguenza, la capacità del sito di posizionarsi più facilmente anche per keyword competitive.

Altre metriche SEO di supporto

Oltre ai fattori che incidono direttamente sul posizionamento, esistono metriche SEO che aiutano a comprendere meglio l’efficacia complessiva della tua strategia. Non influenzano in modo diretto l’algoritmo di Google ma servono a interpretare i dati, individuare punti di forza e debolezza e migliorare l’esperienza dell’utente, e sono consultabili gratuitamente attraverso Google Analytics.

Durata media del coinvolgimento

Questa metrica SEO (detta anche dwell time) aiuta a capire quanto i visitatori restano sul sito e se i contenuti riescono a mantenerne vivo l’interesse. Un tempo medio elevato può indicare che il contenuto è utile e coinvolgente, mentre durate molto brevi segnalano spesso un’esperienza poco soddisfacente.

Su Analytics puoi trovare il dettaglio di questa metrica nella sezione “Coinvolgimento” (1), alla voce “Panoramica” (2).

Durata Media Coinvolgimento

Non possiamo definirla a tutti gli effetti un fattore di ranking diretto, ma di certo permette di interpretare meglio la qualità delle visite provenienti dal traffico organico. Per migliorare i valori è utile curare la leggibilità dei testi, inserire link interni pertinenti e ridurre i tempi di caricamento delle pagine.

Frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo (bounce rate) misura la percentuale di utenti che abbandonano il sito dopo aver visitato una sola pagina. Un valore alto può indicare che il contenuto non risponde all’intento di ricerca o che la pagina non stimola ulteriori azioni, ma non è sempre negativo: in alcuni casi l’utente trova subito ciò che cercava e non ha motivo di proseguire.

Bounce Rate Frequenza Rimbalzo

In GA4 questo dato è disponibile nella sezione “Report”, creando un nuovo report personalizzato e selezionando la metrica “Frequenza di rimbalzo”.

Più che il numero in sé, conta la coerenza con il tipo di contenuto. Per ridurre i rimbalzi indesiderati è utile migliorare la struttura interna, aggiungere call to action chiare e rendere la navigazione più fluida, soprattutto da mobile.

Visualizzazioni per utente attivo

Questa metrica SEO indica quanti contenuti, in media, un utente visualizza durante una singola visita. Un valore alto suggerisce che la navigazione è intuitiva e che i contenuti invitano a proseguire la lettura; un valore basso può segnalare l’assenza di collegamenti interni efficaci, pagine orfane o un’esperienza poco coinvolgente.

In Google Analytics questo dato è disponibile nella sezione “Coinvolgimento”, alla voce “Pagine e schermate”.

Visualizzazioni Per Utente Attivo

Anche se non influisce direttamente sul posizionamento, questa metrica SEO aiuta a capire quanto il sito riesce a trattenere l’utente. Per migliorarla, è utile inserire link pertinenti tra le pagine, proporre articoli correlati e curare la struttura del menu di navigazione.

Questo dato è disponibile anche su altri software SEO in modalità gratuita, come ad esempio su Semrush come voce “Pagine/Visita”.

Pagine Visita Semrush

Costo del traffico organico

Il costo del traffico organico stima quanto bisognerebbe spendere in pubblicità per ottenere lo stesso volume di visite generate dalla SEO. È una metrica utile per misurare il valore economico del posizionamento, soprattutto quando si vogliono confrontare i risultati con quelli delle campagne a pagamento.

Un aumento del costo del traffico indica che il sito sta generando un valore organico sempre maggiore, mentre un calo può segnalare perdita di visibilità o concorrenza più forte. Pur non essendo una metrica tecnica, aiuta a tradurre i risultati SEO in termini economici comprensibili e a stimare il ritorno dell’investimento nel tempo, ed è misurabile con strumenti come Ahrefs, SEMrush e SEOZoom.

Costo Traffico Organico
Stima costo traffico organico con Ahrefs

Domain Authority

Abbiamo già citato la Domain Authority (DA) nella sezione precedente dedicata ai backlink. Si tratta di un punteggio sviluppato e calcolato da Moz per stimare l’autorevolezza complessiva di un dominio rispetto agli altri siti presenti sul web. Non è un fattore di ranking utilizzato da Google quanto, piuttosto, un indicatore per valutare la forza competitiva di un sito, soprattutto in fase di analisi dei competitor o di strategia di link building.

Domain Authority Free Check

Il punteggio varia da 1 a 100 e cresce in base alla qualità e alla quantità dei backlink ricevuti, oltre che alla struttura del profilo di link complessivo. Un valore più alto suggerisce che il sito ha maggiore capacità di posizionarsi per keyword competitive.

Pur non avendo impatto diretto sulla SEO, la Domain Authority aiuta a comprendere se il profilo di backlink sta consolidando l’autorevolezza del dominio e se il sito può ambire a risultati più ambiziosi nelle SERP. Strumenti come Moz, Ahrefs o SEOZoom offrono metriche SEO equivalenti (Domain Rating, Zoom Authority) che possono essere utili da confrontare.

Domain Rating Ahrefs
Esempio di Domain Rating (DR) su Ahrefs

Strumenti per monitorare le metriche SEO

Per analizzare in modo efficace le metriche SEO serve anche utilizzare gli strumenti giusti, capaci di fornire informazioni affidabili e facili da interpretare. Oggi esistono molte piattaforme sia gratuite che a pagamento con cui monitorare ogni aspetto del rendimento di un sito, dal posizionamento alle performance tecniche.

Come abbiamo visto nel corso di questa guida alle metriche SEO il punto di partenza è sempre Google Search Console, lo strumento ufficiale di Google per monitorare la visibilità organica. Oltre a essere gratuito ti permette di analizzare le impressioni, i click, il CTR e la posizione media delle pagine, ma anche di individuare errori di scansione, problemi di indicizzazione e dati sui Core Web Vitals. È essenziale per capire come Google “vede” il tuo sito.

Accanto alla Search Console, Google Analytics 4 fornisce una visione più ampia del comportamento degli utenti: durata media delle sessioni, tasso di conversione, pagine più visitate e provenienza del traffico. Combinare i dati di Analytics con quelli della Search Console consente di avere un quadro completo che unisce visibilità e comportamento utente.

Per i progetti più complessi e strutturati può servire approfondire metriche SEO come il posizionamento delle keyword e l’evoluzione del traffico organico nel tempo. Per questo tipo di azione gli strumenti più comuni sono Ahrefs, SEMrush e SEOZoom, che mettono a tua disposizione anche funzioni avanzate (a pagamento) per confrontare le performance con quelle dei competitor, analizzare i backlink, individuare nuove parole chiave e stimare la crescita del dominio.

Pagespeed Insight

Sul fronte tecnico, PageSpeed Insights è un’ottima risorsa gratuita con cui misurare la velocità e i Core Web Vitals. Per un’analisi più approfondita della struttura del sito, Screaming Frog è un alleato prezioso: con il suo SEO Spider simula la scansione di un motore di ricerca e rileva errori, redirect o contenuti duplicati.

Come impostare un monitoraggio SEO efficace

Un buon sistema di analisi deve essere semplice da consultare, regolare nel tempo e allineato con gli obiettivi reali del sito. Il primo passo è definire cosa si vuole misurare, per non rischiare di finire sommersi di dati spesso non sempre rilevanti. Non tutte le metriche SEO infatti hanno lo stesso peso:

  • per un blog contano impressioni, CTR e tempo di permanenza;
  • per un e-commerce sono fondamentali le conversioni e le performance tecniche.

Il secondo passo è stabilire una frequenza di analisi costante. Un controllo mensile è ideale per la maggior parte dei siti, ma in presenza di campagne o aggiornamenti importanti può essere utile una revisione settimanale. Nel caso di siti neonati o molto piccoli, potrebbe bastare anche un controllo ogni 2-3 mesi, da intensificare con l’evoluzione del progetto.

Ricorda poi di contestualizzare sempre i risultati. Un calo di traffico non indica necessariamente un problema: può dipendere da fattori stagionali (come può essere il caso di un progetto in ambito turistico) o anche da aggiornamenti dell’algoritmo. Allo stesso modo, un picco improvviso di visite non è sempre segno di successo se non porta interazioni o conversioni.

Conclusioni

Come avrai intuito le metriche SEO sono il fulcro di una strategia efficace. Solo attraverso i dati è possibile capire se un sito sta crescendo, se i contenuti rispondono davvero alle esigenze degli utenti e se gli interventi tecnici producono i risultati sperati.

Se hai dubbi su alcune metriche SEO o vuoi raccontarci come stai impostando la tua strategia di posizionamento, lascia un commento qui sotto!


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