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Sito web senza partita iva: si può fare

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La creazione di un sito web senza partita IVA è un tema che suscita spesso dubbi tra chi desidera avviare un’attività online. Cercando notizie online, infatti, sembra spesso che non sia possibile realizzare un sito senza avere un’azienda o essere un libero professionissta, come se un sito debba per forza essere associato a un’attività commerciale.

Ma davvero non si può avere un sito web senza partita IVA?

Ti tranquillizziamo subito dicendoti che le cose non stanno realmente così, e che la normativa italiana prevede tutta una serie di specifiche piuttosto definite in base alle quali è possibile stabilire se la partita iva sia obbligatoria per il progetto digitale che hai in mente.

La necessità o meno di aprire una partita IVA dipende principalmente dalla natura e dall’entità dell’attività svolta. In Italia, la legge distingue tra attività occasionali e attività abituali o professionali, con implicazioni fiscali e legali differenti. In questo articolo analizzeremo in dettaglio la normativa italiana, le soluzioni alternative e i casi in cui è possibile avere un sito web senza partita IVA.

Il contesto normativo italiano sulla partita iva

Partiamo da una grande, grandissima premessa. La tematica di cui stiamo per parlare è prima di tutto di tipo fiscale-normativo e, solo in un secondo momento, digitale. Ecco perché c’è solo una fonte che può darti tutte le risposte per decidere come operare e muoverti con serenità: un commercialista.

D’altra parte è altrettanto vero che il mondo digitale spesso risulta ostico per molti di questi professionisti, in parte anche perché si tratta di un settore in continua evoluzione. Con questo articolo, quindi, non vogliamo assolutamente darti delle risposte, perché quelle le lasciamo ai commercialisti competenti. Vogliamo però darti alcuni spunti specifici, in modo che tu possa misurare con maggiore cognizione le informazioni che riceverai.

In Italia, la normativa che disciplina questa questione si basa principalmente su leggi fiscali e tributarie che riguardano l’attività commerciale e l’e-commerce. Elenchiamo brevemente le due più frequentemente abbinate alle questioni relative ai siti web.

Sito Web Senza Partita Iva

Codice della Privacy

Diverse persone pensano che l’obbligo di inserire la partita iva su un sito dipenda dalla normativa sulla privacy che impone di evidenziare i dati dell’intestatario del sito ai fini della raccolta dati. In realtà la privacy policy può essere intestata senza nessun problema sia a una persona giuridica che a una persona fisica.

La legge infatti non è direttamente collegata all’obbligo di aprire una partita IVA, ma regola solo il trattamento dei dati personali online. Se questi vengono raccolti, occorre semplicemente dichiarare per quali fini, con quali mezzi e modalità, e chi è il titolare e il responsabile del trattamento. Quest’ultimo può essere anche un privato, non per forza un’attività commerciale online.

DPR n. 633/1972

​La normativa corretta alla base dell’obbligo di inserire la partita IVA sul proprio sito web è riferibile all’articolo 35, comma 1, del DPR n. 633/1972, modificato dall’articolo 2 del DPR n. 404/2001. L’articolo recita quanto segue:

I soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad uno degli uffici locali dell’Agenzia delle entrate ovvero ad un ufficio provinciale dell’imposta sul valore aggiunto della medesima Agenzia; la dichiarazione è redatta, a pena di nullità, su modelli conformi a quelli approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. L’ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita I.V.A. che resterà invariato anche nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell’attività e che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto.

Questa normativa stabilisce che tutti i soggetti che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione devono indicare il numero di partita IVA nella home page del proprio sito. La mancata osservanza di questo obbligo può comportare sanzioni amministrative che variano da un minimo di 258 euro a un massimo di 2.065 euro.

L’elemento cruciale, però, è una specifica netta e precisa su questa tematica. Secondo questo DPR, infatti, la partita IVA è obbligatoria solo per chi esercita un’attività economica in modo continuativo e abituale. Limitando quindi il discorso alle sole attività digital, questo significa che:

  • se il sito viene utilizzato per un’attività professionale o commerciale stabile, la partita IVA è necessaria;
  • se il sito è un blog personale o un sito informativo senza scopo di lucro, non è obbligatorio possedere una partita IVA;
  • se il sito genera entrate occasionali (es. affiliazioni, pubblicità), in teoria si può operare senza partita IVA fino al raggiungimento della soglia di 5.000€ annui di reddito da lavoro autonomo occasionale.

Su quest’ultimo punto, però, occorre mettere un grande, grandissimo asterisco, ed ecco perché abbiamo scritto e sottolineato “in teoria”: ne abbiamo anche già parlato in un’intervista dedicata proprio ad approfondire le dinamiche della partita iva e della prestazione occasionale.

La realtà, infatti, è ben più complessa (e proprio per questo esistono i commercialisti!), ma ci ritorneremo più avanti.

Quando è possibile avere un sito web senza partita IVA?

Seguendo quindi la teoria del paragrafo precedente – che però, ti ricordiamo, ha un asterisco che chiariremo più avanti – esisterebbero diversi casi in cui è possibile creare e gestire un sito web senza necessità di aprire una partita IVA. Vediamo alcuni esempi:

  1. Blog personali e siti amatoriali: se il sito è un semplice diario online senza fini di lucro, non è richiesta la partita IVA.
  2. Siti informativi e/o di divulgazione: se il contenuto del sito è puramente informativo e non genera reddito, non vi è alcun obbligo di partita IVA.
  3. Siti vetrina: se il sito è una vetrina per un’attività senza vendita diretta online, oppure finalizzato solo a valorizzare attività svolte (come un portfolio) senza l’obiettivo di ottenere nuovi clienti, si può operare senza partita IVA.
  4. Guadagni limitati da affiliazioni e pubblicità: Se il sito genera guadagni occasionali inferiori a 5.000€ annui, si può operare con una semplice ricevuta di prestazione occasionale.

Fino a qui possiamo affermare con buona probabilità che i primi tre punti sono piuttosto cristallini e reali; questo perché il valore alla base è la totale assenza di ricavi, che è la base dell’esercizio di impresa menzionato nel DPR nr. 833/1972.

Rispetto al quarto punto, invece, continuiamo a tenere ben alto il nostro asterisco.

Ecommerce

Si può vendere online senza partita IVA?

Ora prendiamo questo asterisco e proviamo ad approfondirlo un po’, perché ci sono alcune false convinzioni che è molto importante chiarire.

1. Entro i 5.000€ annui di guadagni non serve la partita IVA

Sbagliato. O meglio, è l’approccio con cui si affronta la questione ad essere sbagliato. L’elemento discriminante nella scelta, infatti, non è la soglia massima dei ricavi quanto, piuttosto, il fatto che l’”esercizio di impresa” (che potremmo tradurre come “generazione di guadagni”) possa essere interpretato come continuativo.

Se l’attività non è continuativa, puoi anche guadagnare importi più elevati e tenere attivo il tuo sito web senza partita iva. Semplicemente, quello che cambierà, è che oltre all’IRPEF dovrai pagare anche i contributi.

2. Se la vendita è indiretta non serve aprire partita IVA

Sbagliato anche qui, per le medesime motivazioni di cui sopra. Non è la modalità con cui venderai i tuoi prodotti quanto, piuttosto, la continuità con cui lo fai.

Quando si parla di vendite indirette di solito ci si riferisce all’utilizzo di strumenti terzi che generano incassi al posto tuo come, ad esempio:

  • dropshipping e affiliazioni (Printful, Redbubble, Amazon)
  • marketplace (Etsy, eBay, Amazon)
  • guadagni da pubblicità (Google AdSense)

Il fatto di utilizzare una piattaforma che venda prodotti al posto tuo significa che puoi affidarle sicuramente la fatturazione verso i clienti finali, ma rimarrà comunque da normare il fatto che tu riceverai dei guadagni da queste piattaforme stesse.

E Commerce Partita Iva

E questo, di nuovo, ci riporta alla questione della continuità. Se si tratta di un’attività occasionale, non avrai bisogno di aprire partita iva, altrimenti dovrai farlo.

L’unica vera differenza è che fra questi casi, qualora ti trovassi a vendere tramite siti di terzi come Amazon, eBay ed Etsy, non avrai da gestire la questione di inserire la partita IVA nel sito, perché quest’ultimo non è di tua proprietà.

Vantaggi e svantaggi di un sito web senza partita IVA

Uno dei principali vantaggi di gestire un sito web senza partita IVA è la possibilità di iniziare senza doversi preoccupare della burocrazia fiscale. Non sono richiesti costi di apertura, non ci sono tasse da versare fino al raggiungimento di determinati limiti di guadagno e si ha maggiore libertà di sperimentare e testare un progetto online senza impegni formali.

Questo lo rende un’opzione ideale per chi vuole avviare un’attività di vendita occasionale o per chi ha un semplice blog personale senza fini di lucro.

Ci sono ovviamente anche degli svantaggi da considerare. Il principale limite è ovviamente quello economico: con un sito web senza partita IVA, la possibilità di guadagno è ridotta e obbligata a rimanere occasionale.

Potrebbe poi esserci anche una tematica di “serietà”: un sito web senza partita IVA potrebbe risultare meno credibile agli occhi di clienti e partner commerciali, limitando le opportunità di crescita.

Gli obblighi per le società di capitali

Esistono invece delle direttive specifiche per le società di capitali. L’articolo 2250 del Codice Civile, infatti, impone l’obbligo di indicare sul proprio sito web una serie di informazioni, tra cui:

  • la denominazione sociale;
  • l’indirizzo della sede legale;
  • il numero di iscrizione al Registro delle Imprese;
  • il capitale sociale;
  • lo stato della società (ad esempio se in liquidazione).

Queste informazioni devono essere facilmente accessibili agli utenti del sito e visibili in ogni pagina, tant’è che solitamente vengono inserite nel footer.

Conclusioni

Avere un sito web senza partita IVA è certamente possibile, ma solo per scopi non remunerativi o occasionali. Questo significa che per aprire un sito web ci vuole la partita IVA in tutti i casi di guadagno continuativo e opportunità stabili di monetizzazione.

Hai ulteriori domande su questo argomento? Lascia pure un commento qui sotto, saremo felici di rispondere ai tuoi dubbi, se attinenti alle tematiche di nostra competenza. Per questioni invece prettamente fiscali, come già detto consigliamo il supporto di un commercialista, la figura professionale più indicata per sbrogliare questa matassa di dettagli amministrativi.


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