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Partita Iva o prestazione occasionale per lavorare online?

Giugno 20, 2022 / Pubblicato in:  da Ivan Messina
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Uno dei dubbi più frequenti di chi vuole iniziare a lavorare online riguarda la fiscalità. Quando si può lavorare online con prestazione occasionale e quando, invece, è necessario aprire partita IVA?

Per fare chiarezza sulle opzioni fiscali che si hanno quando si vuole avviare un’attività online, ho intervistato Elisa di FlexTax, un servizio online di riferimento per le partite IVA.

Partita Iva O Prestazione Occasionale Per Lavorare Online

Partita Iva o prestazione occasionale: tutte le risposte che servono se vuoi lavorare o vendere online

Ivan Messina

Sono Ivan Messina di SupportHost, un sevizio hosting di qualità al giusto prezzo.

Elisa Flextax

Elisa di FlexTax, un servizio online che punta a diventare il portale di riferimento delle partite IVA.

In questa intervista che puoi vedere in formato video o leggere nella trascrizione qui di seguito, ho fatto a Elisa una serie di domande sulla fiscalità per il lavoro online.

Inizieremo parlando di prestazioni occasionali, chiarendo cosa si intende per occasionalità e andando a vedere se ci sono dei limiti.

In particolare ci soffermeremo su partita IVA e 5000 euro: c’è davvero un limite che rende obbligatorio aprire partita IVA?

Chiusa la prima parte riguardante cosa sia possibile fare senza partita IVA e quindi lavorando come prestazione occasionale, passeremo a un altro argomento importante e andremo a chiarire o dubbi sulla partita IVA per vendere online.

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È obbligatorio aprire partita IVA per vendere online? Cosa posso fare se sono un lavoratore dipendente e voglio avviare un’attività commerciale online?

Come procedo se voglio aprire un ecommerce?

Dopo aver risposto a queste domande andremo a toccare un altro argomento interessante che riguarda l’apertura e la gestione vera e propria della partita IVA.

Vedremo quindi:

  • Quali sono i costi di apertura della Partita IVA?
  • Quali regimi fiscali ci sono e quale adottare?
  • Come faccio a scegliere il codice ATECO? Posso averne più di uno?
  • Fatture elettroniche e forfettario: c’è l’obbligo?
  • Cosa cambia tra affidarsi a un servizio online o al commercialista sotto casa?

Per prima cosa però iniziamo dalle presentazioni e vediamo brevemente come funziona FlexTax.

Chi è FlexTax e cosa fate?

FlexTax è un servizio online per l’apertura e per la gestione di Partite IVA individuali. Trattiamo regime forfettario e regime ordinario semplificato. Ci occupiamo di fornire assistenza fiscale agli utenti, sia gratuitamente in forma scritta, sia oralmente fornendo un supporto per la nostra piattaforma.

Mettiamo a disposizione dell’utente una piattaforma gratuita con molti strumenti volti alla gestione della Partita IVA. Tra questi c’è il simulatore di tasse, il nostro gestionale di fatturazione cartacea ed elettronica completamente gratuito per i nostri utenti.

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Dall’altra parte forniamo il servizio di apertura della Partita IVA individuale e contabilità o semplicemente di contabilità per coloro i quali si affidano a noi con una posizione autonoma già attiva.

Di conseguenza ci occupiamo sempre di fornire assistenza fiscale per iscritto o telefonicamente ogni qualvolta l’utente ne abbia necessità, e ci occupiamo di tutte le pratiche e degli adempimenti fiscali legati alla partita IVA individuale.

Lavoro online e prestazione occasionale: cosa sapere

Attraverso questa serie di domande capiremo cosa si può fare senza dover aprire partita IVA.

Quando un lavoro può configurarsi come occasionale? Oltre il limite di 5000 euro bisogna aprire partita IVA?

E se, invece, volessi creare un portfolio online con i miei lavori o creare un blog, dovrei necessariamente avere la partita IVA?

Procediamo con ordine.

Partiamo da cosa è possibile fare senza avere una Partita IVA. Se io non supero il limite dei 5.000 euro annui, posso dire che è una collaborazione occasionale?

Va subito detto che il limite dei 5.000 € non è il tetto massimo oltre al quale io non posso più svolgere una prestazione occasionale.

Se io svolgo un’attività occasionale non abituale, posso svolgerla anche per ricavi superiori a 5.000 €. Paradossalmente posso appunto percepire ricavi per 10-20.000 € purché, ovviamente, l’attività abbia il carattere di occasionalità.

La discriminante è semplicemente una, cioè fino ai 5.000 € generalmente si paga solo l’IRPEF, superati i 5.000 € c’è la possibilità di versare anche i contributi. Quindi io posso svolgere un’attività occasionale anche per importi più alti, purché si mantenga questo carattere di occasionalità.

A questo punto la domanda che viene in mente è: cosa vuol dire occasionale?

Questa è una bella domanda, perché la normativa non lo specifica, non mette dei paletti precisi.

Di conseguenza viene da sé che un’attività viene definita occasionale nel momento in cui viene svolta in modo sporadico, non abituale, non costante, non regolare, possiamo dire “una volta ogni tanto”.

Se io ho un sito vetrina dove mostro un portfolio dei miei lavori, li posso considerare dei lavori occasionali? Rimane comunque un lavoro occasionale avere un sito simile o no?

Qui la differenza è un po’ sottile, perché nel momento in cui io ho un portfolio dove voglio esporre i miei lavori, ciò che faccio, semplicemente a scopo personale per mostrarli e basta e non con lo scopo di acquisizione di clientela o ricavi, va benissimo.

Portfolio

Nel momento in cui, invece, da una parte mi pubblicizzo o dall’altra la presentazione dei miei lavori, del mio portfolio, genera comunque ricavi o una clientela, bisogna valutare se questa attività si può considerare occasionale o se perde il carattere di occasionalità.

Se diventa abituale e continuativa nel tempo, perché nel frattempo cresce, sarà necessario procedere all’apertura della Partita IVA.

In un gruppo, una persona faceva una domanda: “non avendo una partita IVA e ricevendo pagamento tramite prestazione occasionale in regola, posso avere un portfolio online solamente per la visualizzazione dei miei lavori?”.
Uno dei commenti diceva “se hai un portfolio sul tuo sito è implicito che ti stai proponendo e quindi stai mostrando un’attività continuativa e non sei in regola. Se già mostri un portfolio con più di due lavori, non è più occasionale.”
Quindi se io ho fatto due lavori, perde la connotazione di occasionalità?

No. Qui mi ricollego a quanto dicevamo prima, proprio perché la differenza è sottile. Se io faccio quei due lavori e basta, l’attività si può tranquillamente configurare come occasionale. Magari ho fatto quei due lavori, li ho esposti per mostrare il risultato e può non succedere più nulla dietro.

Discorso diverso è nel momento in cui io, invece, mostro i miei lavori al fine di pubblicizzarmi, o magari dopo ottengo un cliente in più o monetizzo in qualche modo, qui l’attività perde di carattere occasionale.

Se io non propongo nessun tipo di vendita e creo un blog, posso farlo senza Partita IVA?

Volendo sì, perché magari io apro un blog, scrivo degli articoli inerenti un ambito che può essere di interesse. Q

uesti articoli vengono semplicemente letti da qualcuno, io non percepisco ricavi, ma alimentare questo blog è solo un mio passatempo, un hobby, allora posso tranquillamente farlo.

Blog

Il discorso cambia nel momento in cui io percepisco ricavi e dipende da come svolgo l’attività.

Se io metto su questo blog dei banner pubblicitari o AdSense, oppure monetizzo con le affiliazioni, cosa succede a quel punto?

Qua il discorso cambia, perché nel momento in cui svolgo un’attività di affiliazione, monetizzo con dei banner pubblicitari, l’attività non viene più considerata occasionale.

Il banner è lì e mi genera ogni tot, anche se pur piccolo, un guadagno e di conseguenza sarà necessario aprire la Partita IVA.

Banner Pubblicitari

Stesso discorso se io inizio a pubblicizzare la mia attività. Nel caso in cui pubblicizzo la mia attività, svolta magari fino al giorno prima in prestazione occasionale, si perde un po’ il carattere di occasionalità.

Io vado a pubblicizzare la mia attività al fine di aumentare i clienti, al fine di renderla continuativa nel tempo e ciò vuol dire che devo procedere all’apertura di Partita IVA perché si perde il carattere di occasionalità.

Prima accennavi al discorso del limite dei 5.000 € che di fatto non è un limite reale e facevi rifermento ad una differenza nella tassazione, come funziona? Quante tasse pago se sto sotto i 5.000€ e quante se, invece, supero la soglia?

Fino a 5.000 € si versa l’IRPEF, la classica IRPEF del regime ordinario semplificato. Nel momento in cui i miei ricavi da prestazione occasionale superano questa soglia dei 5.000 € c’è la possibilità, a seconda dell’attività da me svolta, di versare anche i contribuiti INPS.

Quindi i ricavi da me percepiti con prestazione occasionale, li dovrò poi dichiarare in sede di dichiarazione dei redditi o modello unico, come redditi diversi. Il quadro della dichiarazione sarà il quadro RL.

Partita IVA per ecommerce: quali sono gli obblighi fiscali?

Ora che abbiamo chiarito cosa è possibile fare senza partita IVA, passiamo all’attività di vendita online.

Vedremo quali procedure bisogna avviare per mettere in regola un’attività di ecommerce e capiremo se è possibile avviare questa attività anche avendo un lavoro principale come dipendente a tempo pieno.

Chiudiamo questa parte delle prestazioni occasionali e andiamo a parlare di quello che è il vostro punto di forza. Quali sono gli obblighi fiscali di un ecommerce? Oltre ad avere una Partita IVA e una Ragione Sociale che devono essere indicate nel sito, serve qualcos’altro, bisogna fare qualche comunicazione di inizio attività, come funziona esattamente?

Definiamo l’attività di ecommerce: si tratta di un’attività di compravendita, quindi il soggetto acquista un prodotto, acquista merce e li rivende online al cliente. Quindi una compravendita che avviene online.

Nel momento in cui l’attività diventa abituale e continuativa nel tempo, è necessario aprire la Partita IVA. Per l’attività di ecommerce ci sono degli adempimenti precisi, quando voglio aprire la partita IVA devo avviare la pratica all’Agenzia delle Entrate.

Devo dichiarare inizio attività all’Agenzia delle Entrate e andrò a indicare i miei dati personali, il codice ATECO con cui vado a definire la mia attività.

Inoltre posso scegliere un nome, per le partite IVA individuali si sceglie una denominazione che può essere un nome reale o fittizio. Qualora scelga un nome questo sarà sempre seguito dalla dicitura “di Nome e Cognome” del soggetto che apre la partita IVA.

Ecommerce

Qualora io non voglia scegliere un nome per la mia Partita IVA, essendo individuale, porterà semplicemente il mio nome e cognome.

Il primo step è l’apertura della Partita IVA all’Agenzia delle Entrate.

Successivamente, essendo l’attività di ecommerce, un’attività commerciale, bisogna iscriversi in Camera di Commercio. L’ente richiederà un elenco abbastanza dettagliato della merce che voglio andare a vendere online.

Inoltre, al comune devo presentare la SCIA, il certificato di inizio attività, e quindi dichiarare al comune di svolgere un’attività commerciale.

Infine devo iscrivermi alla Gestione commercianti INPS, dove andrò a versare i miei contributi previdenziali.

Questi sono i vari adempimenti da compiere affinché una Partita IVA per l’attività di ecommerce sia aperta in maniera completa e regolare.

Supponiamo che io sia dipendente di un’azienda e voglia aprire un ecommerce, ma per evitare di rischiare troppo decida di aprirlo nel tempo libero. È possibile aprire una partita IVA e avviare un’attività di ecommerce se sono già dipendente?

Certamente. Moltissimi nostri utenti svolgono un contestuale lavoro dipendente. Sì, posso aprire una partita IVA anche se svolgo un lavoro dipendente con delle accortezze da mettere in luce.

Il primo aspetto è che non bisogna fare concorrenza al proprio datore di lavoro con l’apertura della Partita IVA. Questo è un aspetto giuridico che è presente nel contratto di lavoro subordinato.

Negozio Online

Quindi il primo consiglio è quello di controllare questo aspetto. Una volta appurata la possibilità di aprire una partita IVA, posso tranquillamente farlo e gli step sono quelli che descritti in precedenza.

Ovviamente nel momento in cui io opto per il regime forfettario, che è considerato attualmente il regime di vantaggio, devo controllare anche qui alcuni aspetti.

In particolare il mio reddito da lavoratore dipendente deve essere inferiore a 30.000 € all’anno e devo andare a rispettare anche tutti gli altri requisiti.

Un aspetto interessante è che nel momento in cui svolgo un contestuale lavoro dipendente a tempo pieno e apro la Partita IVA in Camera di Commercio per svolgere l’attività di ecommerce, sarò esonerato dal versamento dei contribuiti INPS in partita IVA, questo perché avendo un lavoro dipendente full time, è il datore di lavoro che versa già per me i contributi.

Partita IVA: costi, tasse, regimi fiscali e fattura elettronica

Scopriamo quali sono i costi di apertura e mantenimento di una Partita IVA per chi vuole guadagnare online.

Come vedremo ci sono alcune considerazioni da fare riguardo al tipo di attività, in particolare nel caso in cui l’attività sia commerciale.

Bisogna anche precisare che esistono diversi regimi e che, in base ad essi, la tassazione cambia.

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Quando si parla di partita IVA individuale non si può non menzionare il codice ATECO, vedremo come funziona esattamente e se è possibile averne più di uno.

In chiusura vedremo anche come sta cambiando la situazione per l’obbligo di fattura elettronica per i forfettari.

A livello di costi, quali sono i costi dell’apertura di una Partita IVA? Sia che io voglia aprire un ecommerce, o voglia fare lavori di sviluppo o semplicemente il blogger e guadagnare dalle pubblicità.

Le attività da te elencate e descritte sono tutte attività che presuppongono l’iscrizione alla Camera di Commercio.

L’ecommerce come abbiamo detto prima, l’attività di sviluppatore è un’attività artigianale e richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio.

Per quanto riguarda il blogger va valutata l’attività, ma se io vado a sponsorizzare dei prodotti, dei marchi e guadagno da pubblicità, anche qui si ricollega a un’attività commerciale.

Quindi, parlando di attività che prevedono l’iscrizione in Camera di Commercio, come costi si possono distinguere le mie “uscite” legate proprio alla tassazione e contributi della Partita IVA e dall’altra il costo del commercialista.

Pagamento

Parlando di uscite in termini di tassazione e contribuzione, se adotterò il regime forfettario, verserò l’imposta sostitutiva del 5% per i primi 5 anni a fronte di alcuni requisiti, o direttamente del 15%.

I contributi INPS si dividono in fissi di circa 4.000 € all’anno fino a un reddito, che è considerato minimale di circa 16.000 €, oltre il quale sono tenuto a versare i contributi anche nella percentuale di circa il 24%. Questo nel momento in cui non ho un contestuale lavoro dipendente a tempo pieno.

Infine, la Camera di Commercio, una volta all’anno mi richiede il pagamento della tassa di Diritto Camerale di circa 93€.

Quindi queste sarebbero le mie “uscite” in termini di tasse e contributi.

Consideriamo anche che ho un’importante agevolazione nel momento in cui sono tenuto a versare i contributi INPS perché magari non ho un contestuale lavoro dipendente a tempo pieno.

Inoltre c’è la possibilità di richiedere sempre all’INPS una riduzione del 35% dei contributi nel momento in cui adotto il forfettario e mi iscrivo in Camera di Commercio.

Parlando, invece, di costo del commercialista, cambia a seconda del regime che vado ad applicare. Se adotto il regime forfettario, è un regime un po’ più semplice dell’ordinario semplificato, quindi il costo del commercialista sarà inferiore rispetto all’altro regime fiscale.

Budget

I nostri prezzi sono sicuramente molto competitivi, quindi ti posso dire che con noi l’apertura in Camera di Commercio con la contabilità per tutto l’anno e con assistenza fiscale, dichiarazione dei redditi, tutte le pratiche di apertura, il regime forfettario ha un costo di 449 € + IVA.

Se, si applicherà, invece l’ordinario semplificato, parlando sempre di apertura e contabilità, con tutto ciò che è annesso e collegato agli adempimenti fiscali, il costo è di 900 € + IVA.

Visto che nominavi vari regimi, quali sono i differenti regimi disponibili che abbiano un senso per chi vuole iniziare a lavorare sul web?

Attualmente in Italia i regimi fiscali si possono considerare due: regime forfettario e regime ordinario semplificato.

Nel momento in cui un soggetto inizia una nuova attività, sicuramente il regime forfettario è un’ottima scelta.

Almeno sulla carta, poi bisogna andare ad analizzare la situazione specifica del soggetto, è considerato il regime di vantaggio, un regime agevolato che permette di avere semplificazioni fiscali e contabili molto interessanti.

Quindi perché dovrei scegliere ad esempio il forfettario piuttosto che l’ordinario semplificato? Quali sono le differenze?

Parlando di prime aperture di Partita IVA, il forfettario può essere un’ottima soluzione. Bisogna rispettare alcuni requisiti di accesso, sono una decina. Una volta appurato di rientrare in tutti i requisiti, posso prenderlo seriamente in considerazione.

La scelta ricade nel regime forfettario perché, come accennavo, permette semplificazioni contabili fiscali.

La prima fra tutte è quella di non applicare l’IVA in fattura, ma semplicemente dovrò utilizzare un’imposta di bollo da 2 € se l’importo della fattura è superiore ai 77,47 €.

Fattura

Se vado a svolgere un’attività professionale non applicherò nemmeno la ritenuta d’acconto e verserò un’unica imposta, l’imposta sostitutiva che va proprio a sostituire le altre imposte presenti nell’ordinario semplificato.

Posso richiedere la riduzione del 35% all’INPS se la mia attività è commerciale ed è iscritta in Camera di Commercio.

In conclusione possiamo dire che si tratta di una contabilità più semplice, una gestione della Partita IVA più semplice, considerando anche che ai ricavi che percepisco sarà applicato un coefficiente di redditività.

Nel regime forfettario non ho la possibilità di andare a scaricare i costi che sostengo legati all’attività, perché mi viene riconosciuta una spesa forfettaria.

Quindi dai ricavi che io percepisco, in base all’attività svolta e alla percentuale prevista associata alla mia attività, mi viene riconosciuto un reddito imponibile, ovvero una percentuale in base ai miei ricavi, sul quale io verserò le imposte e i contribuiti.

In definitiva è una gestione più semplice, motivo per il quale nel momento in cui si rispettano i requisiti previsti dalla normativa, il regime forfettario è quello scelto da chi vuole aprire una nuova attività, soprattutto per i primi anni.

Quindi oltre a essere semplificato, c’è anche una pressione fiscale minore se ho capito bene?

Esattamente.

C’è un’unica imposta sostitutiva, quindi la tassa verso lo Stato, 5% per i primi 5 anni di attività se si rispettano alcune condizioni. Passati i primi 5 anni di attività, l’aliquota dell’imposta sostitutiva passerà in automatico ad essere del 15%.

C’è quest’unica imposta e poi, appunto, si versano i contributi.

Il regime ordinario semplificato, invece, prevede il versamento dell’IRPEF a scaglioni dal 23% a salire e addizionali regionali e comunali del 2-3%. Stiamo quindi parlando di imposte con aliquote più alte e diverse tra loro.

Quanto conta il codice ATECO? Cioè se io faccio diversi lavori che dovrebbero avere delle tassazioni diverse, per esempio in un gruppo una persona non sapeva quale codice utilizzare, perché faceva il fotografo, il videomaker, lo sviluppatore di siti web e anche il giornalista. Come ci si comporta in questi casi?

Con codice ATECO noi andiamo a definire l’attività che svolgiamo in partita IVA. È un codice alfanumerico che va a classificare la mia attività.

Ha un’importanza fondamentale perché è giusto che nel momento in cui io vado a svolgere una o più attività, io vada a scegliere e adottare il codice ATECO corretto.

Se svolgo diverse attività tra loro, come quelle che mi hai elencato, io devo andare ad adottare più di un codice ATECO per classificare e identificare le varie attività.

Incorporare Video

Posso avere più codici ATECO in base a quante attività vado a svolgere.

Nel regime forfettario il codice ATECO assume una rilevanza molto importante perché ad esso è associato questo famoso coefficiente di redditività. Grazie ad esso parte dei ricavi non saranno soggetti a imposte e contributi perché considerati spesa forfettaria ed esclusi dalla tassazione.

Se io svolgo diverse attività, devo adottare diversi codici ATECO che possono a loro volta avere differenti coefficienti di redditività. Questo non è assolutamente un problema perché alla fine dell’anno io andrò a dividere i ricavi percepiti dalle diverse attività e su ciascun ricavo a seconda del coefficiente, applicherò quello relativo alla mia attività.

Se io svolgo diverse attività, tra cui alcune iscrivibili in Camera di Commercio, generalmente anche le altre attività che magari sono attività professionali, vengono attratte in Camera di Commercio.

Sentivo che a breve anche chi è nel regime forfettario dovrà emettere fattura elettronica, come funziona?

È corretto. La bozza del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri ha introdotto l’obbligo di fattura elettronica per i regimi agevolati, tra cui il regime forfettario, a partire dal 1° luglio.

È ancora una bozza, si attende ovviamente l’ufficialità, però ad oggi è confermato che dal 1° luglio deve obbligatoriamente emettere fattura elettronica, con una piccola eccezione.

Infatti, nel momento in cui si fatturano meno di 25.000 € c’è la possibilità di continuare ad avere fatture cartacee.

Ovviamente attendiamo con ansia anche noi la conferma di tutto ciò.

Quindi non è sicuro, ma molto probabilmente sarà così?

Assolutamente. Ad oggi c’è una bozza che è stata approvata e che definisce il primo luglio. Ovviamente deve diventare ufficiale.

Un’ultima domanda, per quale motivo una persona che vuole avviare un’attività online e vuole aprire una Partita IVA, si dovrebbe rivolgere a FlexTax piuttosto che al commercialista sotto casa?

In un mondo sempre più digitalizzato, sempre più rivolto all’online, è ormai un’abitudine quella di affidarsi a servizi online quali FlexTax.

Sicuramente il primo aspetto da mettere in luce è la comodità e il risparmio di tempo, perché se normalmente devo recarmi fisicamente da un commercialista, con un servizio online come FlexTax io risparmio tempo.

Inoltre, nello specifico nel caso di FlexTax, posso gestire la partita IVA e la contabilità attraverso la piattaforma con tutti gli strumenti che questa prevede, ovunque io sia e in qualsiasi momento io lo desideri.

Tempo

Ovviamente dietro a un servizio online come FlexTax ci sono persone fisiche, quindi ogni utente è seguito, assistito e aiutato in tutti gli aspetti fiscali della Partita IVA da consulenti fiscali e professionisti del settore.

L’altro aspetto, non meno importante, è il risparmio economico, grazie ad automatismi e a processi informatici, FlexTax riesce ad abbattere notevolmente i costi, fornendo di conseguenza un prezzo all’utente finale molto interessante, vantaggioso e competitivo.

Grazie mille per essere stata disponibile, sei stata chiarissima. C’è altro che vuoi aggiungere?

Penso di aver detto tutto e offerto una panoramica sia sulla prestazione occasionale che sulla Partita IVA.

Qualora qualche utente avesse qualche dubbio, siamo sempre disponibili gratuitamente per aiutarlo e per fornire assistenza fiscale.

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Sarà necessario semplicemente registrarsi alla piattaforma FlexSuite, completamente gratuita.

Conclusioni

Grazie a questa intervista che Elisa ci ha concesso così gentilmente, siamo riusciti a rispondere a una serie di domande frequenti e di dubbi che assillano tutti coloro che vorrebbero affacciarsi all’apertura di un’attività online.

Siamo partiti dalla differenza tra partita IVA e prestazione occasionale e abbiamo visto in quali casi è possibile lavorare online senza partita IVA.

Abbiamo chiarito quali sono i limiti, o meglio, le condizioni necessarie affinché un’attività possa ritenersi una prestazione occasionale e quando, invece, si rende necessario aprire una partita IVA.

Ci siamo quindi addentrati nell’ambito della vendita online e abbiamo visto come bisogna procedere per aprire partita IVA per un ecommerce.

Abbiamo anche parlato di portfolio e blog e visto che non sempre la partita IVA è obbligatoria, ma che bisogna fare delle considerazioni, soprattutto se per esempio si vuole guadagnare con un blog attraverso pubblicità o con altre forme di monetizzazione.

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Inoltre, Elisa ci ha fornito una panoramica chiara dei regimi fiscali disponibili, di quale conviene adottare per iniziare e perché.

Abbiamo quindi parlato dell’importanza del codice ATECO e delle novità che stanno arrivando e che riguardano la fattura elettronica per i forfettari.

E tu cosa ne pensi? Ti è chiaro come procedere per avviare un’attività online? Conoscevi già le novità che riguardano il regime forfettario? Facci sapere con un commento.

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